martedì 29 giugno 2010



Avvicinatevi, voi,
storti clivi collinosi
pomeriggi crepati di sole, voi,
bianchi respiri di tenda.

(Che silenzio...)

Vi raduno qui,
con ogni parola caduta
richiamo ogni telefonata stonata
inchiodo il muro
alla memoria sfocata.

(Hai confuso i miei piedi
con la tua testa,
hai sparato neve di carta
e polistirolo -
sei trasalito immobile
al sangue di commiato
sul nostro cuscino congelato.)

Chiamo voi tutti,
battute del cinema,
vecchie risate e stupidi pianti,
luce del mattino che invadi la piazza
e mezza o due,
comunque separate.

(Ma tu dormi ancora,
e temo di sapere il sapore
della spugna che hai gettato.)

Vi chiamo per salutarvi
per dirvi ciao senza motivo,
vi chiamo per farvi piangere
e piegare
siete qui per testimoniare
che qualcosa è successo
che chi è desto non si sveglia.

(Un'esplosione e la sua eco che la insegue!)

Vi chiamo per scusarmi,
per esaminare un momento la soglia
- pareva la cruna di un ago lontano
si scopre un campo di marmo -
àncora, un istante ancora
con una sporta in mano
poi un cenno senza capo.

Un foglio bianco non sa cosa dire,
nulla più del nulla sa dire il nulla.

venerdì 11 giugno 2010

lunedì 7 giugno 2010

martedì 18 maggio 2010




le cicatrici del passato, i tatuaggi che non ti ricordi, tutto quello che è stato non esiste, esiste silenziosamente, e non puoi che assumerti la colpa, far seguire il piede sinistro a quello destro, continuare coi passi, somigliare ad un serpente - non andare indietro - ora puoi sincronizzare gli orologi e attendere l'ora dell'ora esatta.
pensare che non penserò più a te significa pensare ancora a te.
lasciami cercare quindi di non pensare che non penserò a te.
aspetto piano, c'è un tempo per ogni cosa, ogni questione si può risolvere metà alla volta, prima e dopo di noi, la musica ci salverà tutti quanti. intanto possiamo provare a smetterla di esistere, e semplicemente: succedere.

How happy is the blameless vestal's lot!
The world forgetting, by the world forgot.
Eternal sunshine of the spotless mind!
Each pray'r accepted, and each wish resign'd.

martedì 11 maggio 2010



un ineffabile segreto

lunedì 3 maggio 2010

rovesciare i propri occhi



Marco Polo entra in una citta’; vede qualcuno in una piazza vivere una vita o un istante che potevano essere suoi; al posto di quell’uomo ora avrebbe potuto esserci lui se si fosse fermato nel tempo tanto tempo prima, oppure se tanto tempo prima a un crocevia invece di prendere una strada avesse preso quella opposta e dopo un lungo giro fosse venuto a trovarsi al posto di quell’uomo in quella piazza. Ormai, da quel suo passato vero o ipotetico, lui e’ escluso; non puo’ fermarsi; deve proseguire fino a un’altra citta’ dove lo aspetta un altro suo passato, o qualcosa che forse era stato un suo possibile futuro e ora e’ il presente di qualcun altro. I futuri non realizzati sono solo rami del passato: rami secchi.

Se ti dico che la citta’ cui tende il mio viaggio e’ discontinua nello spazio e nel tempo, ora piu’ rada ora piu’ densa, tu non devi credere che si possa smettere di cercarla.

L'inferno dei viventi non qualcosa che sara’; se ce n'e’ uno e’ quello che e’ gia’ qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme.
Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo piu’.
Il secondo e’ rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all'inferno, non e’ inferno e farlo durare e dargli spazio.

(Italo Calvino, Le citta’ invisibili, 1972)




Second one: screenshot from a video by Mustafa Sabbagh.
http://www.mustafasabbagh.com/

domenica 25 aprile 2010

sangue, o niente



a volte vorrei essere vecchio all'improvviso, e sapere come sono andate le cose. potermi girare indietro e, con la certezza fisica del ricordo preciso, sapere che le cose sono andate così, che io ora sono così perché le cose sono andate così. vorrei stringere le mie sopracciglia bianche e consumate per guardare indietro e vedere che tutto il mio passato è stato qualcosa che ho conosciuto, che ho controllato e vissuto, mentre cresceva e si evolveva, che mi vedeva crescere in armonia con il tempo avuto. accorgermi che il passato è esistito, che me lo sono portato addosso, sapere che non ne sono stato una facile vittima. vorrò poter dare un senso alla mia gobba, se ne avrò una, un senso alle mie rughe d'espressione, e sapere che se avrò segni indiscutibilmente da sorriso, sapere indiscutibilmente perché. vorrò sapere quali perplessità mi hanno rigato la fronte, quali dolori mi hanno stretto gli occhi, vorrò sapere chi mi ha consumato le mani.
vorrei poi saper dire dov'è finito in me stesso tutto ciò a cui ho assegnato un valore mentre accadeva - vorrei potermi dire che per quante cose ho dimenticato, avrò avuto un modo di pensare a mio favore, un mio angolo di spazio da cui guardare tutto il resto.
sapere di essere stato devoto alla mia umanità, alla ineludibile presenza essenziale che dobbiamo affrontare, fedele alla volontà che mi ha reso persona oltre che animale, di aver saputo avere uno sguardo pulito, una coscienza vera del mio intorno, di aver seguito la mia struttura.
sapere che una soluzione c'è stata, che uno staremo a vedere è andato a buon fine, sapere che qualcuno è stato dalla mia parte, che qualcuno ha capito quello che volevo dire, sapere che è successo talvolta di esser stato semplicemente bene. la sensazione di aver amato - in qualche istante - in modo limpido e vero.
verità. di averla almeno vista passare.
vorrei mettermi a posto qualche capello bianco o constatare serenamente di averli persi tutti, mentre guardo all'indietro, sapendo che un tempo ho saputo guardare avanti.
siamo noi, siamo siamo proprio noi, siamo tu, io, e tutti quelli che conosciamo, siamo dentro solo la nostra pelle, siamo solo sangue. sangue, o niente.



(Giulia and Pietro, brother and sister)

giovedì 8 aprile 2010



come edera intorno agli alberi cresci intorno alle tue malattie.
malattie per malattie.
le avvolgi - paterno - cercando di soffocarle, senza accorgerti che sono quello che sei, sei tu che parli di te stesso.
le avvolgi - paterno - credendo di soffocarle.
ti ferisci le piante dei piedi, scalando il tuo personale albero di squilibri.
ti aggrappi, ti aggrappi al suo tronco con le prime forze che trovi, fai della fede la tua logica / della logica la tua fede.
intanto le dita sanguinano e non riesci più a camminare.
è notturna e somiglia ad un cuscino e ad un soffitto buio, la sensazione di quanto poco serva il sole per vederti, di quanto poco quell'albero sia sicuro, di quanto le tue ferite sono ancora lì, aperte come da abitudine, come da abitudine ignorate, livide e fratture scomposte.

"prova solo a non temere questo buio nel letto la sera e, cercando di tenere la mano ferma, provati ad accendere un cerino per accorgerti poi che la spanna con la quale misuri la profondita' della ferita corrisponde alla stessa distanza che dista tra te e il tuo cuore."

fratture scomposte con cui ormai sai camminare senza sembrare uno zoppo che arranca.
le avvolgi - paterno - sperando di soffocarle, e non lo vedi, che ti manca il fiato?

martedì 23 marzo 2010

mercoledì 17 marzo 2010

giovedì 11 marzo 2010

brotherhood



Tempo presente e tempo passato
sono forse entrambi presenti
nel tempo futuro e il tempo futuro
è contenuto nel tempo passato. Se tutto il tempo
è eternamente presente
tutto il tempo è irredimibile.
Ciò che avrebbe potuto essere
è astrazione che rimane
possibilità perpetua
solo nel mondo della speculazione.
Ciò che avrebbe potuto essere e ciò che è stato
mirano a un solo fine
che è sempre presente.
Eco di passi nella memoria giù per il corridoio
che non prendemmo verso la porta
che non aprimmo mai
nel giardino delle rose.
Eco delle mie parole, così, nella vostra mente.


(T.S. Elliot)



Quando ripenso al mio passato, quando cerco di tornare da dove sono venuto, scopro senza sorpresa che ciò che so riguardo a chi ero anni fa è ciò che chi era con me a quel tempo mi ha raccontato. Si tratta - alle mie orecchie - di un racconto della vita di qualcun altro, di cui faccio parte, ma di cui non sono partecipe. Sono nel racconto, ma non del racconto.
Da qui, la mia compostezza nei confronti del passato; da qui, la mia freddezza verso il ricordo, mio solo per diritto, non per essenza. Il passato sta al nostro presente come le ossa stanno al corpo.
La memoria lega gli istanti, strumento per l’estensione nel tempo: ieri, oggi, domani; dello spazio: qui, altrove; del divenire: essere, muoversi, cambiare.
La memoria ci concede più tempo.



Come fossili per un archeologo senza pudore, riprendo in mano le vecchie fotografie, biglietti d’auguri, cartoline, videocassette, e non posso non pensare a quanto questi non siano altri che orpelli di anni senza più contorni.



Riportare la memoria passata alla mente presente, reinterpretarla alla luce del tempo, fotografare mio fratello e me, come paterni e sconfitti, diversi e gemelli, mano nella mano, una lotta sul letto, un abbraccio coi capelli, contando gli anni con i tatuaggi, come cerchi di un albero caduto ma ancora vivo.



Sostare con lui nella stessa fotografia mi imbarazza, all'idea.
Troppo adulti per essere a nostro agio nel farlo, troppo giovani per smettere i pudori con l’esperienza.
Riprendere le stesse cornici

i nostri posti, le nostre luci, i vecchi giochi

e riempirle di nuove fotografie del tempo che passa, che è passato.
Che è presente.




Non cesseremo di esplorare
e al termine delle nostre esplorazioni
torneremo là dove abbiamo iniziato
e conosceremo quel luogo
per la prima volta.

(T.S.Eliot)



La memoria ci concede più tempo.

mercoledì 24 febbraio 2010

lunedì 22 febbraio 2010

portrait, sara







a volte le cose più belle ci circondano per anni, e ce ne se ne accorge in un 1/125 di secondo. a volte le stelle buone si lasciano fotografare.








portrait, sara
february, 2010

giovedì 18 febbraio 2010

Heidegger!



"Heidegger!", a song from the promo "2009", by Unison Detune.
www.myspace.com/unisondetune

Visual by
Federico Forlani - Luigi Vitali